Lamezia Terme - Suscita preoccupazioni anche nel Lametino la nuova politica dei dazi messa in campo dagli Stati Uniti, specie nelle tante imprese agricole che esportano dalla Piana e dal suo comprensorio, e particolarmente nel settore oleario. Dopo le dichiarazioni del presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, e una prima presa di posizione del sindacato, ad illustrare la situazione locale è Luca Meringolo, Segretario di Coldiretti per Lamezia Terme e Area Reventino.
“L’imposizione di dazi sul cibo Made in Italy negli Usa metterebbe a rischio il dato registrato nel 2024 di 7,8 miliardi nel mercato USA, divenuto sempre più strategico per il settore agroalimentare Italiano, con l’ulteriore pericolo di espandere la già fiorente industria del “italian sounding”. Un dazio imposto, secondo gli studi Confederali Nazionali, pari al 25% sui prodotti italiani farebbe alzare i prezzi per i consumatori americani, di conseguenza potrebbero essere portati a indirizzarsi su altri beni economici, proprio a partire dai cosiddetti “italian fake”. Nella nostra regione, e più precisamente nella nostra Provincia, diverse sono le realtà aziendali che esportano i prodotti trasformati e che stanno anticipando le spedizioni, ove possibile, per timore di quanto descritto poc’anzi. Il nostro territorio lametino è la valle dalla quale l’olio, l’oro verde DOP Lametia, nasce e parte per il mercato statunitense distinguendosi per le note qualitative certificate collocandosi nella scala dei primi 10 posti per l’export dell’extra vergine italiano. Accogliamo quindi e divulghiamo l’appello del nostro presidente nazionale, convinti che bisogna evitare il conflitto dei dazi: serve dialogo e unione con una soluzione diplomatica da portare avanti nei tavoli dell’Unione europea”.
Anche la presidente nazionale di Slow Food Barbara Nappini, nella sua recente visita in Calabria, a Nicotera, patria della dieta mediterranea, si è brevemente pronunciata contro la politica dei dazi Usa, definita “obsoleta” e “non proiettata verso il futuro”, che riporterebbe indietro il mercato “a due secoli fa”. Un clima generalizzato d’allarme, dunque, nel quale si attendono soluzioni concrete.
Giulia De Sensi
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