Operazione antindrangheta a Catanzaro, procuratore Curcio: "Gruppo criminale si è rigenerato, lotta a mafie impegni società civile"

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Catanzaro - Duro colpo alla cosca dei "Gaglianesi" operante nella città di Catanzaro e che già nel 1993 era stata disarticolata da un'operazione della Dda che aveva portato ad oltre 40 arresti. La cosca, secondo gli investigatori che hanno condotto le indagini, era riuscita a rigenerarsi grazie al connubio tra capi storici del clan e nuove leve che negli ultimi tempi si sono distinte per un modus operandi molto più violento rispetto a chi li aveva preceduti. "Al centro delle indagini le attività criminali del cosiddetto gruppo dei Gaglianesi – già al centro di un’importante indagine negli anni ’90 – sono stati emessi – ha spiegato il procuratore capo di Catanzaro, Salvatore Curcio, alla sua prima uscita pubblica a Catanzaro dopo il suo insediamento - 22 provvedimenti, tutti per reati legati all’associazione mafiosa, di cui 12 con custodia cautelare in carcere. Lo spettro delle imputazioni spazia dalle estorsioni alla truffa. È stata raggiunta l’apice dell’attività investigativa su un gruppo che si è riprodotta nonostante in passato sia stata disarticolata, a testimonianza dell’urgenza dell’attività repressiva e investigativa. Rinnovo, dunque, l’impegno della città affinché ci sia un’azione congiunta contro le mafie, che non è solo appannaggio dell’autorità giudiziaria ma dell’intera comunità civile". Tra i reati ricostruiti sul piano della gravità indiziaria vi è l'intestazione fittizia di 12 attività commerciali di fatto gestite dalla consorteria criminale nonché un articolato sistema di truffe, del valore di oltre 400mila euro attuato mediante la creazione di una società in Lombardia, titolare di un supermercato, ai danni di diverse aziende le cui merci non pagate ai fornitori venivano poi dirottate in Calabria.

"L'intestazione fittizia e le truffe - ha aggiunto il procuratore - sono da sempre la ‘specializzazione’ dei ‘Gaglianesi’ tanto da essere definiti ‘pagghiunari’". All'incontro con i giornalisti è intervenuto anche il sostituto procuratore Vincenzo Capomolla che ha guidato la Dda nel passaggio da Gratteri a Curcio. "Quello di oggi – ha detto – è l’epilogo di una intensa investigazione dei Carabinieri del Comando provinciale. In particolare, il clan si è rigenerato nella fase in cui si riequilibravano gli assetti tra le cosche di Isola Capo Rizzuto e di Cutro, con conseguenze anche su Catanzaro". "Già nel 2005, l’operazione contro le ‘pressioni’ del locale di Cutro su Catanzaro avevano fatto intravedere quella che era l’egemonia del clan dei ‘Gaglianesi’, una presenza intensa e predatoria del territorio, con estorsioni e usura, rigenerata grazie al clima di soggezione e omertà che avevano instaurato" - ha sottolineato Capomolla. Secondo il pm, si tratta dunque di "collusioni sul territorio che allarmano perché le organizzazioni mafiose, anche se colpite, possono sempre rigenerarsi". I tentacoli di questa organizzazione "sono stati trovati anche in fatti eclatanti come la famosa rapina alla “Sicurtransport”.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Novelli ha sottolineato il fatto che alcuni di coloro che sono stati raggiunti dalle misure cautelari in passato hanno attraversato lunghi periodi di detenzione. "Circostanza che un po' rattrista - ha evidenziato - perché riscontriamo sempre una certa disponibilità nel corpo sociale a rivolgersi non allo Stato ma alla criminalità organizzata». L'importanza dell’indagine che ha dunque permesso di ricostruire un decennio di storia criminale del capoluogo di regione, è stata rimarcata anche da parte del comandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro Giuseppe Mazzullo. I dettagli delle truffe, sono stati invece illustrati dal comandante del Reparto operativo di Catanzaro, Giovanni Burgio. "Il clan creava società in regola, con sede nel Nord Italia con tanto di amministratori, ovviamente fittizi. Si tratta di società operative nelle varie attività merceologiche del commercio e dell'edilizia, in grado di acquisire fiducia nei fornitori", ha detto Burgio. “Col passare del tempo - ha aggiunto - i sodali non pagavano più il prezzo per l’acquisizione dei beni ai creditori che non erano in grado di risalire ai veri gestori delle società avendo trattato con amministratori che per le trattative d'acquisto utilizzavano nomi falsi”.

B. M.

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