Forni e fornai nella politica italiana: panificare con senso di responsabilità

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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pino_gulla-05022018-085127.jpg All’indomani del 4 marzo, in parecchi, tra giornalisti, commentatori, anchormen, sostenevano che si era aperta una nuova fase politica dopo la netta affermazione elettorale, in solitaria, del Movimento 5 Stelle e del centrodestra, alleanza formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Leader e candidati premier indiscussi Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Per eventuale incarico di primo ministro uno dei due dovrebbe fare un passo indietro. L’accordo raggiunto per la scelta dei presidenti di Palazzo Madama e di Montecitorio avevano convinto alcuni che si stava per entrare nella “terza Repubblica”, considerati i primi passi istituzionali dei due leader. Il tutto sembrava procedere spedito; pure l’elezione dei componenti degli uffici di presidenza delle due Camere non aveva conosciuto ostacoli. Invece in seguito si sono registrate immediate difficoltà: retrocedere, anziché procedere; nessun passo in avanti; stop alle telefonate e agli sms tra Di Maio e Salvini. Ma quale terza Repubblica, fantomatica, solo immaginata. Piuttosto un ritorno alla prima e alla seconda, ammesso e non concesso sia corretta la suddetta terminologia. Il vocabolario usato dai protagonisti e dai media ha dato subito una rappresentazione molto chiara della situazione. Veti incrociati, lessico della politica del secolo scorso; si leggeva sui giornali di un tempo quando non c’era accordo sui nomi; accadeva sia all’interno della stessa coalizione o tra partiti diversi. Oggi. Veto di Di Maio ad un governo di cui faccia parte Berlusconi; di rimando Salvini: “Fuori Forza Italia? Arrivederci!”. Ancora Salvini: “Mai con il Pd”. Dopo i voti, i veti. Che dirà l’elettorato?

 Politica dei due forni metafora di moda di Andreotti e Craxi nel secolo scorso; il Divo Giulio la usò per primo: il forno di sinistra (socialisti), il forno di destra (liberali); il socialista della “Milano da bere” la mise in pratica, governando a Roma con la Democrazia cristiana e con il Partito comunista italiano in alcuni enti locali. Alla fine governavano; con limiti, difficoltà e tanto altro, ma facevano gli accordi, le alleanze; com’era logico che fosse in un sistema proporzionale. Le parole di Andreotti: “Se debbo comprare il pane e ho nella mia stessa strada due forni e uno di questi me lo fa pagare caro o mi dà un prodotto scadente, vado dall’altro”. Durante il governo Renzi, nel 2015, il costituzionalista Michele Ainis ha scoperto più di due forni: “[Renzi] ufficialmente governa con Alfano (…) Tuttavia, la sua riforma più importante – quella costituzionale- fu benedetta dal patto del Nazareno, copyright Silvio Berlusconi. Senza quest’ultimo, ma insieme a Vendola ha fatto eleggere il presidente Mattarella (…). Adesso i forni sono tre, o forse quattro, contando Verdini”.

 Per maggioranze e governabilità necessari accordi e alleanze. Invece ci sono forni che si aprono e si chiudono. Di Maio si muove su due fronti: quello della Lega, non dell’intera coalizione di centrodestra, e l’altro del Pd. I tempi si sono allungati. Sono già trascorsi quasi due mesi dal 4 marzo. La crisi internazionale e le problematiche interne chiedono con urgenza tempi brevi, anzi brevissimi. Per insediare il governo Monti furono sufficienti 3 giorni nel 2011; uno solo per Prodi 2, nel 2006. Per cercare di uscire dall’impasse, Mattarella ha affidato un mandato esplorativo a Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato, seconda carica dello Stato. I precedenti nella prima e nella seconda Repubblica (cosiddette): Merzagora (1957), Fanfani (1986), Spadolini (1989), Marini (2008). Verifica breve: due giorni. La presidente di Palazzo Madama ha riferito nel giro di pochissimo (48 ore). La Casellati è ritornata da Mattarella con un nulla di fatto. Qualche giorno di pausa, di riflessione. Poi altro incarico esplorativo, questa volta a Fico, terza carica dello Stato, per sondare eventuali accordi tra 5 Stelle e Pd. Come per la Casellati tempi brevi. I precedenti nella storia repubblicana dei presidenti della Camera: Leone (1960); Pertini (1968); Iotti (1987). Sorpresa: L’iniziativa portata avanti da Fico ha avuto esito positivo nel senso che si è avviato il dialogo. Le parole di Martina, segretario reggente del Pd: “Noi siamo ovviamente disponibili a valutare il fatto nuovo, se verrà confermato, della fine di qualsiasi tentativo di un accordo tra M5S, Lega e centrodestra”. Reazioni positive da parte di alcuni (Franceschini); negative di altri (Calenda). Eventualmente, successivi passi in avanti (o indietro) avverranno dopo le decisioni della Direzione del PD che si dovrebbe riunire i primi di maggio. Per adesso Salvini sta a guardare. Ma in alcune recenti dichiarazioni sarebbe pronto ad aprire il suo forno. Bisogna dire che è urgente panificare. Panificare soprattutto per cassintegrati, inoccupati e disoccupati (giovani e adulti) che non ce la fanno più a sbarcare il lunario. La situazione è oltremodo complicata. Si corre il rischio di vanificare le speranze dell’elettorato; sarebbe un’ulteriore deriva di de-politicizzazione, se aumentassero la sfiducia e la disaffezione verso la politica; in particolare anche quella che aveva promesso di fare governi in breve tempo potrebbe perdere consenso. Partiti e movimenti non devono dimenticare che il 73% degli aventi diritto è andato a votare, riconoscendo il valore della rappresentanza in Parlamento. E’ giunto il tempo della responsabilità. E’ urgente aprire il forno della governabilità e panificare perché la gente ha fame.

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