Salvini in piazza a Roma con Fratelli d’Italia e Casapound

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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pino_gulla.jpgSabato scorso, manifestazione della Lega di Matteo Salvini in Piazza del Popolo a Roma. Contro manifestazione della Sinistra in altri luoghi della Capitale (Esquilino, Colosseo, Campo dei Fiori). Decine di migliaia di partecipanti da una parte e dall’altra. Nessun momento di tensione, né disordini, il tutto gestito al meglio dalle Forze dell’Ordine. Significativo risulta il dato politico di Piazza del Popolo: Salvini lascia la Padania e arriva nella ex (?) “Roma ladrona”. Ad attenderlo c’è gente proveniente non solo dal Nord, ma anche da altre località della Penisola. E in piazza due trattori a rappresentare degli agricoltori. Dal palco dopo i brevi interventi di Luca Zaia, presidente del Veneto, di Giorgia Meloni e di Simone Di Stefano, rispettivamente leader di Fratelli d’Italia e di Casapound, uniti contro Renzi, ha preso la parola l’altro Matteo della politica italiana, il quale ha attaccato il suo omonimo primo ministro definendolo “servo sciocco di Bruxelles”. C’erano anche i due Roberti padani, Calderoli e Maroni. Ad un certo punto abbiamo visto, seguendo il comizio alla tv, dietro il palco, uno striscione con su scritto “Berlusconi politicamente morto, meglio da soli”. Ma non erano stati tra i ministri dei passati governi del Cavaliere? Sono diventati destra radicale e cercano di distinguersi dalla destra moderata? E’ iniziato il comizio con i soliti contenuti o slogan che abbiamo già sentito in diverse trasmissioni televisive: no euro, no immigrazione, no ai campi rom… 

Bandiere e scritte tra le più varie: croci celtiche, foto del duce, Ignazio Marino (il sindaco della capitale) se ne deve andare. Poi il video messaggio di Marine le Pen, alleata in Europa nella galassia degli euroscettici, a sostegno del leader della destra italiana che finora ha attratto molto malcontento: gli ultimi sondaggi danno il partito di Salvini prossimo al 16%, superando Forza Italia, appena sopra il 12%; percentuali non trascurabili provengono dal Centro e dal Sud. Siamo lontani dai minimi storici della Lega dei cerchi magici e dei tesorieri alquanto discussi. Sicuramente il leader leghista intercetta il malessere di alcuni settori della società. Piccoli e medi imprenditori (non a caso ha ricordato i 150 suicidi); allevatori, fasce di ceto medio in difficoltà; pensionati e lavoratori che si sentono rappresentati. Durante la manifestazione sono stati intervistati pescatori siciliani che gli hanno dimostrato fiducia. Scontento e delusione si sono incanalati nella Lega; è un’altra politica rispetto a quella moderata di Forza Italia, prima ingessata nel “Patto del Nazareno”, poi spiazzata e divisa dal venir meno dello stesso accordo con il Pd sulle riforme istituzionali. Il leader leghista ha avuto notevole audience televisiva che ha pubblicizzato la manifestazione romana, altre sono state annunciate a Genova e a Firenze.

La Lega si inserisce più di prima nell’Europa degli euroscettici, molto probabilmente come nuova destra. La ritroviamo diversa e/o cambiata in alcuni aspetti: non più secessionista, antimeridionale, ma decisa contro l’immigrazione irregolare e ripetitiva sui temi della sicurezza e della paura che fanno, questi ultimi, elettorato. A tal proposito uno dei passaggi maggiormente inquietanti: “Se entri a casa mia in piedi sai che puoi uscire steso. Non sono cose cattive, ma cose normali” (da Il Sole 24 Ore). Nonostante gli eccessi citati, da campagna elettorale, la Lega Padana si sta trasformando in lega nazional-popolare e populista. Qualche problema, forse l’unico, il nuovo leader ce l’ha nel Veneto. Infatti il sindaco di Verona Flavio Tosi era in mezzo alla folla in disaccordo con il segretario federale sulla ricandidatura alla presidenza del Veneto di Luca Zaia, sul palco di Piazza del Popolo. Decisione già presa all’unanimità. Comunque, ben poca cosa, se consideriamo le espulsioni di alcuni parlamentari di 5 Stelle, le turbolenze in Forza Italia, i contrasti tra renziani e sinistra Pd. Non dimentichiamoci che il sistema politico italiano non è ancora ben assestato. Nella penuria di leader le telecamere  e la piazza  hanno trovato un altro Matteo che si collocherebbe, a nostro avviso, nella destra radicale. Finora ha convogliato disaffezione, scontento, magari ostilità di una parte dell’elettorato nell’alveo delle iniziative della Lega che mostra di voler cambiare pelle. Per quanto riguarda il futuro, quale destra dopo il berlusconismo?

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