Per una migliore comprensione della corruzione

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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pino_gulla.jpgGli ultimi fatti giudiziari di presunta corruzione occupano la stampa e i talk show. Pagine e pagine sulle testate nazionali, programmi no stop delle tv pubbliche e private; sul web ironia, satira, ma anche cadute di stile. Le recenti notizie di probabili atti corruttivi per una supposta assegnazione di appalti da parte della Consip (Centrale unica per gli acquisti della pubblica amministrazione) provengono da una fuga di notizie coperte dal segreto istruttorio. A tal riguardo indagini interne alle Istituzioni per scoprire i responsabili che hanno fatto uscire le pagine dei verbali degli interrogatori. Ci sarebbe anche dell’altro: cimici in alcuni ambienti per indagini delicate poi “bonificati” non si sa da chi. In questo ennesimo scandalo sarebbero coinvolti imprenditori, funzionari, ministri, generali, politici a livello nazionale, parenti e affini. All’attenzione della magistratura mediatori, facilitatori, influenze illecite di qualcuno (avrebbe sfruttato relazioni per mediazioni) e pare non siano mancate mazzette di una certa consistenza. Già un arresto e alcuni indagati. In palio, si fa per dire, l’aggiudicazione di un appalto di 2,7 miliardi di euro. Si è scatenato un pandemonio che continua a scuotere la politica nazionale già all’angolo in termini di credibilità. In realtà è l’episodio nuovo di probabile corruttela dietro una fila interminabile di crimini a danno della cosa pubblica. Cose già viste che hanno segnato in negativo la storia del nostro Paese. Chi scrive ha dedicato numerosi pezzi ai tanti episodi verificatisi in passato di malcostume e corruzione.

Molti anni fa, forse nel 2006, in concomitanza con un avvenimento di malaffare, si è presentata l’occasione di citare la pubblicazione “Breve storia della corruzione. Dalla età antica ai giorni nostri” di Carlo Alberto Brioschi. In questi giorni l’opera, sepolta da atri libri, è riuscita a venir fuori dalla libreria. Sfogliando i 12 capitoli si comprende immediatamente che ancora oggi non ha perso la sua importante attualità. Quando l’autore racconta il passato remoto, questo diventa passato prossimo; addirittura roba dell’altro ieri è simile al presente. A pagina 33 si scopre che la corruzione era argomento della drammaturgia di Aristofane, nell’antica Grecia. Nella commedia i Cavalieri, andata in scena nel 424 a.C. (avanti Cristo), uno dei protagonisti è Paflagone, uomo di potere corrotto attaccato dal popolo che lo aggredisce a parole: “Scellerato; hai la sporta piena, guarda quanta roba, è colma. Che bella torta ti eri messo da parte! E per me ne tagliasti solo un tantino. Dunque mi ingannasti rubando! Ed io che ti offrivo doni!” E Paflagone confuso: “Rubavo per il bene dello Stato!” Allo stesso modo dei funzionari e dei parlamentari di Mani Pulite: “Ho rubato sì. Ma solo per il partito. “A pag. 182 l’autore virgoletta il 41esimo principio (in tutto 53) del Manifesto dei conservatori di Giuseppe Prezzolini edito nel 1972: “La democrazia è la forma di governo più facilmente corrompibile e specialmente quella parlamentare offre l’occasione e la tentazione ai deputati di approfittare del denaro pubblico, sia direttamente, per loro e per le loro famiglie, sia indirettamente per comperare alcune schiere di elettori o nella propria città o in una determinata classe”. Ciò avviene frequentemente nelle democrazie deboli dove le istituzioni si rivelano fragili e poco efficienti.

Alcuni magistrati sono innamorati della letteratura di Italo Cavino. Di un’opera in particolare, appunto l’Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti, pubblicata nel 1980, 12 anni prima di Mani Pulite. Lungimirante e profetico, il grande scrittore narra di un paese immaginario (o verosimile?) che si sosteneva sull’illecito. Un paese dove tutti sarebbero vissuti felici e contenti (come nel finale di alcuni film d’amore) se non ci fossero stati quei rompiscatole degli onesti. A loro non interessava quel potere in quanto ne desideravano un altro che avrebbe dovuto identificarsi con il bene comune. La favola amara viene ricordata da Walter Mapelli, sostituto procuratore a Monza (tra le  sue inchieste maggiormente rilevanti quella sui fondi Imi-Sir) nelle pagine 234-235 de La democrazia dei corrotti, scritta insieme a Giovanni Santucci, giornalista e la troviamo ne La giubba del re (p. 227) intervista a Piercamillo Davigo, già del pool di Mani pulite e oggi presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, a cura di Davide Pinardi, scrittore; e ancora in Padrini e padroni (pp. 193-194) di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro e di Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali.

Si consiglia la lettura dei testi. Potrebbe essere un ottimo antidoto al frastuono mediatico di questi giorni. Si otterrebbe una comprensione storicamente documentata del grave fenomeno delinquenziale.

 

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