L’attentato dell’Isis al mercatino di Berlino. Che fare?

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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A Berlino come a Nizza. Un Tir sulla folla festante. Allora il 14 luglio del 2016, l’anniversario della Rivoluzione francese. Una giornata di alto valore simbolico, in senso laico, per la Francia e l’Occidente. Il 19 dicembre scorso un altro auto-articolato sul mercatino natalizio della capitale tedesca, in attesa del Santo Natale. I numeri grondanti di sangue: 12 morti, tra cui una ragazza italiana, Fabrizia Di Lorenzo, e 48 feriti.

Questa volta la strage è stata perpetrata nel mese della simbologia religiosa cristiana. Al di là dei simboli, da Nizza in poi, pare siano mutati i metodi per gli attacchi terroristici. Rumiyah (Roma), la rivista online dell’Isis (è stata oscurata?), aveva già dato istruzioni per l’uso a chi avesse voluto compiere un massacro simile  a quello  della “Promenade des Anglais” dove si commemorava in modo gioioso “La Presa della Bastiglia”.

L’abbiamo letto sul Corriere della Sera: “Il suggerimento è stato accompagnato da una scheda di un paio di pagine minuziose e dettagliate, sul modello ideale di camion, le tattiche per evitare ostacoli, il modo per rendere il mezzo più letale…”. Istruzioni rivolte a Lupi solitari, branchi di lupi, criminali e affini che, comunque, in apparenza sono soli, in realtà si muovono, facendo attentati, in un quadro ideologico e in social network. Così è stata replicata in Germania la carneficina che abbiamo già visto sulla “Promenade des Anglais”. Subito individuato il criminale stragista jihadista, il tunisino Anis Amri, senza bisogno di testimoni e di identikit; aveva lasciato i documenti nel camion dopo l’uccisione dell’autista. Era già noto alle Forze dell’Ordine italiane ed europee. La sua fedina penale: sbarcato a Lampedusa, subito in carcere per incendio e lesioni, prima a Catania poi a Palermo. Sembra si sia radicalizzato tra le sbarre, com’è avvenuto per altri jihadisti (v. articoli precedenti). Immediato il decreto di espulsione. Ma i ritardi burocratici dalla Tunisia hanno costretto le autorità italiane a rilasciarlo. Ha fatto perdere le sue tracce, cambiando continuamente identità. Seguace di Abu Walaa, predicatore iracheno che è stato arrestato nel febbraio scorso, ha frequentato i salafiti in Germania ed è entrato nella lista dei potenziali terroristi. Durante un controllo è stato identificato. Altro decreto di espulsione in terra tedesca; ma senza passaporto e/o documenti sostitutivi che tardavano ad arrivare; rilascio come era successo in Italia. Il resto della storia appartiene al sangue e alle lacrime del mercatino di Berlino. Immediatamente dopo l’attentato, Amri si è dileguato. Ha attraversato la Germania e la Francia, pare con l’aiuto del nipote tramite telegram (messaggistica istantanea) che nell’intanto è stato arrestato; giunto in Italia a Sesto San Giovanni, viene fermato da una pattuglia di giovani agenti della Polizia di Stato che hanno risposto al fuoco del Jihadista uccidendolo. Ringraziamento della Merkel all’Italia e … tanti interrogativi: come è arrivato nel nostro Paese senza problemi eludendo i controlli ai confini degli Stati europei che gli davano la caccia?  Cercava qualcuno alle tre di notte a Sesto San Giovanni, periferia di Milano? Voleva mettersi in contatto con eventuali reti di jihadisti per un nascondiglio sicuro o ripartire verso altra destinazione? Speriamo vivamente che le inchieste al riguardo facciano piena luce su tale episodio.

Le azioni criminali dei jihadisti in Europa ormai sono senza soluzione continuità con polizie e servizi di sicurezza non sempre all’altezza per difficoltà soggettive e oggettive. Tale stato di cose impone una riflessione politica globale per risposte adeguate alla realtà drammatica ed emergenziale che si è venuta a creare. Partire dalle analisi e dalle ricerche degli studiosi non sarebbe male perché, in parecchie occasioni, hanno dimostrato di essere avanti, a livello teorico, rispetto ai sistemi di sicurezza. Indagini, inchieste e risultati acquisiti dalle ricerche potrebbero diventare preziosi contributi per l’intelligence dei vari Paesi europei che ancora hanno difficoltà ad attuare coordinamenti efficaci sia all’interno sia tra Stato e Stato (v. articoli precedenti). Ecco cosa scriveva l’anno scorso, all’indomani della strage di Parigi, Carlo Jean, generale, scrittore e docente di Studi Strategici alla Luiss: “Il terrorista sceglie luogo, tempi e modalità degli attentati. Ha il vantaggio dell’iniziativa e della sorpresa (…) Si è insistito sull’esigenza di potenziare l’intelligence e di unificarla a livello europeo. Sarebbe certamente importante, ma non sarebbe un provvedimento risolutivo. E’ difficile penetrare una rete terroristica. Lo possono fare solo immigrati o elementi dei servizi segreti degli Stati islamici”. Quindi bisogna attivarsi in tal senso per raggiungere risultati concreti smantellando eventuali reti jihadiste in Europa. E poi ci deve essere l’azione decisa e diffusa dei musulmani moderati in Occidente. Scendere in piazza per isolare il terrorismo che cerca di fare proseliti. Un auspicio che ancora non si è realizzato in modo importante. Not in my name (No nel mio nome), le manifestazioni dei musulmani moderati nel mondo occidentale, in seguito alla strage di Parigi, hanno rappresentato un punto di partenza significativo per isolare il terrorismo islamico in Europa e nel mondo.

Ma i musulmani europei dovrebbero farlo dopo ogni attentato e con maggiore partecipazione tutte le volte che scendono in piazza: da poche migliaia a milioni. Manifestazioni oceaniche sarebbero opportune in questo momento in cui l’Isis è in difficoltà militare in Siraq e vuole spostare l’attenzione con gli attentati in Europa terrorizzando e istigando allo scontro in Occidente o alla “guerra civile in Europa alimentando la frattura tra la società e i musulmani” (Gilles Kepel, La Fracture, Gallimard, da La Stampa). Il musulmano moderato deve acquisire consapevolezza che ha tutto da perdere se continueranno gli atti terroristici perché i jihadisti in Occidente provocano movimenti di destra xenofobi e populisti a danno degli islamici  integrati e non solo. Quindi bisogna che questi scendano in piazza - è un auspicio - insieme agli Europei per isolare il terrorismo. Se avanzeranno il populismo e i movimenti di destra ci sarà meno spazio per la solidarietà e l’integrazione. Sono urgenti cortei e manifestazioni per la pace e il dialogo. Da subito. Domani potrebbe essere troppo tardi.

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