Flessibilità e investimenti pubblici per la ripartenza, magari dal Sud

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
Vota questo articolo
(0 Voti)

pino_gulla.jpgE’ di qualche settimana fa la notizia della crescita zero del Pil in Italia. La ripresa era iniziata con  un timido più 0,4 nel 2015 fino ad arrestarsi qualche giorno prima di Ferragosto. Segno meno in Borsa, specialmente per i titoli bancari. Gli Italiani in condizioni di povertà superano i 4 milioni e 500 mila. Numerose e diverse le cause. Dai problemi di casa nostra a quelli europei fino ad arrivare alle difficoltà globali. Un breve elenco per poi andare avanti alla ricerca di soluzioni che sono quelle che interessano di più. Per le problematiche nostrane segnaliamo il saliscendi della Borsa, le sofferenze delle banche, in particolare di alcune, il debito pubblico, gli investimenti inesistenti per le innovazioni  nell’industria. Anche altri Paesi europei non navigano in acque tranquille: solo qualche zero virgola in più.

La guerra a pezzi e la Brexit (neologismo composto da Britain ed exit per indicare l’uscita del Regno Unito dalla Ue) moltiplicano le complicanze a livello internazionale.  Da qui la richiesta dell’Italia di ulteriore flessibilità (altri miliardi da poter spendere) e l’insistenza da parte del nostro presidente del Consiglio verso una definitiva uscita dalla politica di austerity in Europa. Frase attribuita a Renzi: “Non saranno i vincoli europei a mandare l’Italia in recessione”. Inoltre Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, avrebbe detto: “Abbiamo ottenuto flessibilità intendiamo chiederne ancora”. Il 22 agosto scorso, a Ventotene per il rilancio dell’Europa del dopo Brexit, Merkel, Hollande e Renzi  si sono trovati d’accordo per ciò che concerne la cooperazione su migranti, sicurezza e crescita.

“Misure forti per la crescita; investimenti di qualità accompagnati dalle riforme strutturali”, ha ribadito Renzi; il 31 agosto, a Maranello nell’incontro bilaterale Merkel-Renzi si affronteranno questioni economiche nel dettaglio con i ministri competenti e quindi ci sarà in agenda la flessibilità in funzione degli investimenti. Le parole che ci lasciano ben sperare sono quelle pronunciate da Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Ottenuta la flessibilità in Europa per le riforme, ora possiamo [averne ancora] sugli investimenti”. Ciò significa miliardi di euro al Meridione per le infrastrutture destinati al Fondo di Coesione e Sviluppo. Per quanto attiene al Sud il ministro ha precisato: “Quello che dobbiamo capire, soprattutto nel Mezzogiorno, se vogliamo rilanciarlo, è che l’infrastruttura non è un bene in sé ma deve essere funzionale al rilancio dell’industria, del turismo, dell’agroalimentare”.

Dopo le dichiarazioni del capo del governo italiano e dei ministri summenzionati su flessibilità e investimenti, abbiamo pensato a Federico Rampini, giornalista e scrittore con tante pubblicazioni riguardanti l’economia. E’ intervenuto più di una volta sulla necessità di ripartenza dei consumi, indispensabili alla ripresa. Le sue frequentazioni americane (ha tenuto lezioni alla Berkeley University) lo hanno avvicinato alla Modern Monetary Theory considerata “erede del pensiero di Keynes” con adeguamenti funzionali alla complessità del III Millennio. Tra i propugnatori della Mmt ricordiamo James  Galbraith consigliere  di Barack Obama, soprannominato “il nuovo Keynes”; il padre John studiò gli anni della Depressione e divenne consigliere di John Kennedy. Insomma economisti a diretto contatto con la politica americana che governava e governa. Sono coloro i quali considerano benefici deficit e debito pubblico. Per noi, abituati alla politica di rigore, sembra assurdo. Invece per la Mmt l’austerity europea, imposta dalla Germania, è sbagliata: “Taglia potere d’acquisto nel bel mezzo di una recessione”. A detta di Rampini le risposte dei tecnocrati dell’Ue sono “confuse o evasive” e/o non danno spiegazioni esaurienti sull’efficacia della politica di rigore quando vengono  poste le seguenti domande: “Per quale ragione il deficit pubblico, secondo il trattato di Maastricht, non deve superare il 3%? Perché il debito pubblico diventa insostenibile se supera il 60%?”.

 Per la Teoria Monetaria Moderna  non esistono “vincoli calati dall’alto”. Invece di alzare le tasse è opportuno rilanciare la spesa pubblica attraverso la liquidità della Banca centrale (ritorna in mente Keynes). Negli anni ’30 del secolo scorso si rivelò vincente la politica economica keynesiana del New Deal (nuovo corso) di Franklin Delano Roosevelt, sostituendo alla carente domanda privata, una domanda pubblica. Oggi i soldi (miliardi di euro) destinati al Meridione potrebbero diventare una risposta efficace attraverso investimenti pubblici sulle infrastrutture e non solo; sarebbe una svolta per il Sud e per l’Italia tutta. Speriamo che il Mezzogiorno possa diventare il volano della ripresa. Ce lo auguriamo vivamente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA