Gli Ebrei in Calabria durante la dominazione angioina

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio
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 La condizione degli Ebrei durante la dominazione angioina in Calabria, in linea generale peggiorò di molto rispetto al periodo svevo a causa del differenziato atteggiamento tenuto dai  sovrani delle due dinastie verso la Chiesa: gli Svevi tendevano a salvaguardare maggiormente gli interessi dello Stato e da questo punto di vista gli Ebrei erano fra i contribuenti quelli più proni verso la fiscalità regia, pertanto, pur essendo considerati sudditi inferiori rispetto ai cristiani, come contribuenti erano ben spremuti, anche perché più deboli verso le pubbliche autorità. L’atteggiamento di Federico II di Svevia, a tale riguardo, fu paradigmatico: in un primo tempo del suo regno li avversò: “Anche verso gli Ebrei la sua politica fu, ne’ primi tempi conforme a quella de’ Normanni, e secondo i dettami della Chiesa. Appunto allora sotto Innocenzo III, s’iniziò una vera politica antisemita contro gli Ebrei. Fin allora questi erano stati sottratti alla vigilanza ecclesiastica; ed essa non avea rappresentato un vero e proprio diritto canonico. La cessione, da parte del principe, come era praticata sotto i Normanni, avea avuto carattere più fiscale che religioso. Invece con Innocenzo III venne affermato il diritto della Chiesa Romana e il suo diretto intervento contro gli Ebrei. Anzi fu stabilito per essi un segno di riconoscimento, come marchio d’ignominia. La politica di Federico II, rispecchiò lo stesso sentimento […] Quale fosse il pensiero religioso di Federico II in riguardo a’Giudei è detto anche nella concessione ch’egli fece, nel marzo 1212, da Messina, della Giudecca di Cosenza, all’arcivescovo Luca […] È chiaro che, a differenza delle concessione normanne, sottoponendo gli Ebrei alla servitù della Chiesa, si mirava pure se fosse possibile, alla loro conversione. Inoltre, mentre precedentemente la concessione de’ Giudei Cosentini era stata fatta per la sola decima de’ redditi, da Federico invece furono concessi tutti i loro redditi” (Oreste Dito, La Storia Calabrese e la Dimora degli Ebrei in Calabria dal Secolo V alla seconda Metà del Secolo XVI – Nuovo Contributo per la Storia della Quistione Meridionale, Edizione Brenner, Cosenza, 1979, pp.73-74, Ristampa). In seguito, anche a causa di vari conflitti con il Papato, il sovrano svevo mutò la sua politica verso gli Ebrei: “Colle Costituzioni Melfitane il trattamento fatto agli Ebrei è un vero trattamento di favore. Essi acquistarono una precisa personalità giuridica, garantita dalla legge, pur essendo ancora considerati come esseri inferiori di fronte a’ Cristiani. A questi erano parificati nel diritto di difesa e di protezione. Anzi, Federico II, riconoscendo che contro essi <<Christianorum persecutio abundat>> [Testo in  latino = ‘La persecuzione dei Cristiani straripa, trabocca’, N.d.R.] se privi d’ogni  altro aiuto, li metteva, insieme co’ Saraceni, sotto la potenza della sua protezione, vietando che contro essi s’insolentisse sol perché Giudei o Saraceni” (Oreste Dito, op. cit., p.76).

In Francia la dinastia angioina era molto più legata alla Chiesa e la conquista dell’Italia Meridionale da parte di Carlo d’Angiò portò all’adozione della stessa politica nel Sud dell’Italia; per gli Ebrei questo significò forti pressioni per la loro conversione al Cristianesimo tramite il Battesimo. Il testo successivo evidenzia in modo chiaro questa nuova politica adottata verso gli Ebrei anche nell’Italia meridionale: “L‘arrivo della dinastia angioina segnalò anche l’arrivo di un fanatismo antitalmudico nutrito alla corte regia di Francia, ove il re aveva già ordinato l’incendio delle biblioteche talmudiche dopo il dibattito fra il convertito Nicola Donin e alcuni rabbini nel 1240; il papa, Innocenzo IV, offrì il suo appoggio a questa misura. Il programma di convertire gli Ebrei fu adottato con vari livelli d’entusiasmo nella Francia, nella Catalogna, e, come vedremo, nell’Italia meridionale. Nel tempo di Carlo I si trovano riferimenti a convertiti, non tutti sinceri, alla fede cristiana. Sotto Carlo I, il convertito Manuforte tentò per lunghi anni di organizzare prediche e inquisizioni contro gli Ebrei, e di controllare i neofiti [ Il termine significa: <<nuovi convertiti>>, N.d.R.] che, a differenza di lui, non rimanevano forti nella loro nuova fede. Nel 1288 si vede un tentativo di disperdere i convertiti fra la popolazione meridionale, con l’intenzione di assimilare i neofiti più rapidamente nella comunità cristiana. Gli inquisitori non lasciarono in pace neanche gli Ebrei non convertiti. In parte come risultato delle informazioni fornite da Manuforte a Carlo I, in parte come risultato delle misure già in vigore sotto il fratello di Carlo, Luigi IX di Francia, e consigliate dai papi, Carlo I ordinò ai suoi ufficiali di visitare le case degli Ebrei, in compagnia di alti rappresentanti della Chiesa, e di confiscare il Talmud [ Testo religioso fondamentale per gli Ebrei, per molti di essi è il più importante dopo la Bibbia, N.d.R.] e altri libri creduti odiosi al Cristianesimo” (David Abulafia, L’Età Sveva e Angioina, in ‘ L’Ebraismo dell’Italia Meridionale Peninsulare - Dalle origini al 1541-Società, Economia, Cultura- IX Congresso Internazionale dell’Associazione per lo Studio del Giudaismo – Atti del Convegno Internazionale di Studio Organizzato dall’Università degli Studi della Basilicata – Potenza- Venosa, 20-24 settembre 1992’, Congedo Editore, Galatina, 1996, pp.68-69).

Quanto sopra delineato riguardava l’insieme dei territori meridionali ricadenti sotto il dominio angioino; nella nostra regione le condizioni di vita degli Ebrei mutarono nel tempo, ma si differenziavano pure da località a località; però il quadro d’insieme era quello delineato nel brano successivo: “Nessuna notizia speciale si ha degli Ebrei di Calabria, meno quella de’ loro stanziamenti e della colletta generale cui erano obbligati. Anche a essi dovea far capo la Corte Angioina nelle sue strettezze finanziarie. Nella distribuzione della nuova moneta denariorum Sicle Brundisii per l’anno 1277, i Giudei di Reggio compariscono per oncia 1, tar.12, gr.13; quelli di Gerace insieme coll’Università [Tale istituzione medievale corrispondeva al Comune odierno,  non era un centro di studi superiori, N.d.R.] per onc.15, tar.5, gr.17. Nel 1278 compariscono nella Cedula di tassazione generale, nel Giustizierato di Calabria, per la metà dell’annuale sovvenzione dovuta, gli Ebrei di Nicastro (tar. 4, gr.6) di Monteleone (…) [ L’attuale Vibo Valentia, N.d.R.], di Nicotera (ar.27, gr. 13), di Seminara (tar. 2, gr.3 ), di Reggio ( onc.4,tar.19). L’università di Gerace era tassata insieme cogli Ebrei per once 49, tar.13 e gr. 2” (Oreste Dito, op.cit., pp. 165-166). Un importante provvedimento a favore degli Ebrei di Catanzaro fu emanato dalla regina Giovanna I per come indicato nel seguente passo: “Sotto Giovanna I, nel 1368 […] fu permesso di colorare nelle proprie case, secondo il costume, i panni di lana, i tessuti di bambagia e filo non torto, e i tessuti di lana e bambagia; mentre tutti gli altri drappi o tessuti di qualsiasi specie non potevano essere colorati che nelle predette tintorie del governo. La franchigia ottenuta dagli Ebrei di Catanzaro non poco dovea contribuire allo sviluppo dell’arte della seta, che in quei tempi e ne’ tempi posteriori ebbe in quella città il principale mercato internazionale” (Ibidem, p.198). Da quanto sopra esposto è possibile evidenziare che la politica dei sovrani angioini in Calabria come nel resto del regno fu per lo più ostile verso gli Ebrei, ma vi furono dei sovrani meno astiosi verso di loro perché essi erano dei lavoratori esperti e dei contribuenti  solerti per il fisco.

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