Pellegrinaggio della memoria

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua
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Nelle case del borgo tutto si è fermato come per un improvviso incantamento. O per un cataclisma. Qualcuno è "fuggito" dacché era seduto dinanzi al focolare. Qualche altro ha lasciato l'ultima bottiglia d'olio. Sono rimaste perfino delle foto d'epoca. Capita in Calabria. Sulle sue montagne vi sono tanti piccoli paesi abbandonati. "Paesi fantasma" li chiamano. In realtà non lo sono. Preferisco chiamarli "rovine". Perché le rovine sono eloquenti, nel senso che i loro segni raccontano storie. Non sono ancora divenute macerie, che invece sono afone. Marc Augé ci ha scritto un bel libro ("Rovine e macerie"). Ed anche la nostra Antonella Trapino ("Spaesati"). Ed anche Vito Teti ("Il senso dei luoghi").

Ma quelle rovine sono quasi tutte immerse in montagne tornate selvagge, in luoghi difficilmente raggiungibili. Mentre Panetti (Platania) è una "quasi rovina" a portata di mano. "Quasi" perché è ancora abitata. A pochi chilometri dal vitalismo straccione ed edulcorato della città, dei centri commerciali, delle grandi vie di comunicazione. Mezzora da Lamezia. Un quarto d'ora da Platania. E solo ora comincia a divenire meta di pellegrinaggi della memoria. Ieri, mentre accompagnavo dei giornalisti al borgo ed alle vicine cascate e chiacchieravamo con alcuni dei nove abitanti rimasti nel borgo, un gruppo di giovani di Platania lo attraversava a piedi. Non erano semplici escursionisti. Non erano visitatori. Erano cercatori di rovine, archeologi in cerca di bellezza, pellegrini della memoria.

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