Lamezia: E' Guerra di Mafia

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di BATTISTA NOTARIANNI

Lamezia Terme, 7 luglio - L’omicidio di un ventenne, figlio di un uomo assassinato pochi giorni prima; una pasticceria fatta saltare in aria pieno centro; un giallo all’ex zuccherificio (ma non c’era un progetto per riqualificarlo? E che diranno adesso quelli che si erano opposti ostinatamente alla riqualificazione?) dove una giovane ha accusato di essere stata violentata e un ragazzo è stato trovato morto. Questo in sintesi il giovedì nero di Lamezia Terme che ha riportato tragicamente la città all’attenzione dei media nazionali neanche una settimana dopo i servizi, e gli elogi, su “Trame. Festival dei libri sulle mafie”. In occasione di quest’ultimo avvenimento, “il Lametino” aveva così titolato in prima pagina: “Guerra di mafia. Lamezia si muove”. Era un titolo-introduzione a ben nove pagine con interventi di alti rappresentanti istituzionali (magistrati e politici) e responsabili di organizzazioni di base (come quella contro il racket) per l’avvenimento che si sarebbe svolto la settimana successiva.

Un titolo che parlava di una realtà acquisita (due omicidi, di cui uno accertato di mafia e una lunga sequela di atti intimidatori verso commercianti) e di una speranza: quella che la cittadinanza rispondesse in massa a questa iniziativa per dimostrare sensibilità, partecipazione e sostegno al fronte della legalità sotto pressione per l’aggressione continua della criminalità organizzata. Era una scommessa quel “festival”, una scommessa vinta per la mobilitazione massiccia dei cittadini. Pungolati forse dalle dure parole del procuratore Salvatore Vitello che in precedenza non aveva cessato di richiamare i cittadini (“Ma la città dov’è?”) ai suoi doveri civici e civili; spinti forse dalla pacate parole di Don Giacomo Panizza; dalle invocazioni del fronte antiracket con la neopresidente nazionale del FAI; dalle lucide analisi di scrittori.

exzuccherificio_internointerno dell' ex Zucchericio

La risposta c’era stata, forte e consistente dunque. Ma purtroppo c’è stata anche la “controrisposta”, chiamiamola così, delle cosche. La mafia si è così rifatta sentire, con noncuranza, con l’arroganza che nasce da una presunta (ma non tanto) impunità. Queste persone incompatibili con la Lamezia e il vivere civile è come se vivessero in un mondo parallelo, indifferenti agli sforzi di tutto il fronte della legalità, come se questi omicidi, questi attentati e queste intimidazioni, oltre ai fatti in sé, volessero mandare un messaggio. Questo: voi, gente onesta e istituzioni, fate quello che volete, tanto a noi non interessa perché ci sentiamo più forti, inattaccabili. E colpiamo quando e dove vogliamo.

C’è una guerra in atto a Lamezia. Forse è una guerra di riorganizzazione interna, una guerra tra famiglie mafiose e bisognerebbe capire come e perché è nata. “Follow the money” dicono negli States e qui the money, il business, sono gli appalti, il cemento, il pizzo, ecc. E questo è il compito delle forze dell’ordine e della magistratura. Confortare (ma sì) la cittadinanza e mobilitare i cittadini. E questo è il compito dei politici, dal sindaco ai rappresentanti regionali a quelli nazionali. Uno schieramento, quest’ultimo, come mai però sinora s’è visto unito se non a parole.

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